Il futuro verde, la canapa

La canapa o anche chiamata cannabis è una pianta angiosperma la cui altezza si aggira intorno ad 1,5-2 mt ed in alcune sottospecie può arrivare a 5mt.

La foglia è molto famosa anche perchè simbolica di alcuni periodi storici e movimenti pacifisti:

image

mentre è il “fiore” che contiene le sostanze psicoattive per cui è tanto famosa ai nostri tempi. In particolare, contiene  sostanze chimiche chiamate cannabinoidi. I pricipali sono il CBD(cannabidiolo) ed il THC (tetracannabinolo), che è quello che crea l’effetto psicotropo.

La pianta è semplice da coltivare, cresce molto facilmente, ovunque ed è sia molto resistente, sia ricca di prodotti (fibre tessili, corde, carta, cibo per bestiame, medicine, combustibile, ecc..). L’olio è molto digeribile e i semi sono addirittura parte integrante della dieta di diverse popolazioni, ad esempio in Nepal ed in zone della Russia.

Prove del suo utilizzo risalgono al periodo neolitico, il più antico manufatto umano ritrovato è un pezzo di stoffa di canapa risalente all’8000 a.C. La canapa fornisce da millenni un’ottima fibra tessile, e principalmente per questo cominciò ad essere coltivata in epoche storiche antiche, in Asia e in Medio Oriente. Già nel XVI secolo si cominciò a coltivarla nell’Inghilterra orientale, ma la sua produzione commerciale si iniziò in Occidente nel XVIII secolo. La fibra di canapa è stata per centinaia di anni la materia prima per la produzione di carta.

La cultura della canapa per usi tessili ebbe un gran sviluppo anche in Italia nel periodo delle repubbliche marinare, dove veniva in particolare utilizzata per corde e vele.

Napoleone ne fu molto interessato per i suoi poteri anti dolorifici e sedativi.

George Washington, come si apprende dal suo diario personale, coltivava personalmente piante di canapa.

Una delle prime autovetture ideate da Henry Ford usava olio di canapa come combustibile ed era costruita in “plastica di canapa”, 10 volte più resistente del ferro.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hemp_Body_Car

image

L’uso psicotropo era diffuso già in antichità, prove dell’uso arrivano dagli Assiri, dai Traci, dalla Cina del 2.700 a.c., in India ed Iran ci sono tracce risalenti all’800 a.c. I Celti la ultizzavano e l’uso continuò finò al 1484 quando una bolla papale la vietò ai fedeli.

Nel 1800 in Europa, e soprattutto in Francia, l’uso di hashish (derivato della cannabis) divenne una moda coi famosi poeti maledetti.

In molte culture antiche l’uso psicotropo aveva finalità spirituali, quali la facilitazione alla preghiera e alla meditazione.

Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.

Nel 1937 però venne approvata una legge (Marjuana Tax Act) che ne vietò la coltivazione a qualsiasi fine, anche per uso industriale o medico.

I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil – Rockefeller), delle risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo avversario potentissimo, così si coalizzaro e con una dura lotta riuscirono a vincere (e l’umanità a perderci).

image

Iniziarono col denominarla non più Hemp, ma Marijuana, il nome spagnolo, in una campagna mediatica demonizzatrice che puntava interamente sugli effetti psicotropi dannosi della pianta, addirittura in grado di uccidere

image

Mente di tutta questa operazione in particolar modo fu Hearst, che utilizzò il suo impero mediatico a tale scopo, fu lui ad inventarsi il cambio di nome pubblico in “Marijuana” e a sponsorizzare film di Hollywood ad hoc. Pare che 3/4 dei senatori che votarono la legge non sapessero che la Marijuana era in realtà la Canapa, la Cannabis.

È quindi del tutto evidente come i poteri forti, al fine di arricchirsi e di accrescere il proprio potere abbiano bandito la canapa favorendo altre risorse naturali sicuramente più costose e decisamente più inquinanti come petrolio e derivati.

Durante la seconda guerra mondiale la Canapa visse un momento particolare. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor venne infatti interrotta l’importazione di canapa di Manila dalle Filippine. Di nuovo, attraverso un’operazione mediatica, con il film “Hemp for Victory” (Canapa per la vittoria), vennero motivati gli agricoltori americani a coltivare la canapa per lo sforzo bellico.

Il governo americano formò addirittura un’apposita società privata, chiamata “War Canapa Industries” per sovvenzionare la coltivazione di canapa. In totale venne coltivato 1 milione ettari di canapa in tutto il Midwest.

Tuttavia, appena finita la guerra, tutti gli impianti di lavorazione della canapa vennero chiusi e in pochissimo tempo l’industria sparì nuovamente.

La definitiva condanna della Canapa si ebbe nel 1970 quando con il decreto “Controlled Substances Act” tutta la canapa fu riconosciuta come droga. La lunga storia della canapa, economica, sociale e culturale, si perse così all’interno del nome marijuana.

Negli ultimi anni vi è stato un leggero cambio di tendenza con diversi stati che ne hanno legalizzato l’uso di tipo medico/terapeutico e in alcuni stati anche l’uso di tipo ricreativo.

image

Addirittura in Colorado(US) la vendita ha permesso allo stato di creare un tale surplus di bilancio che viene vagliata l’ipotesi di ridare indietro ai cittadini parte delle tasse pagate da questi.

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2938988/Marijuana-making-Colorado-money-state-50-million-windfall-taxpayers.html

È fuori dubbio che una legalizzazione seria porterebbe ad una drastica riduzione degli introiti per la criminalità, dando a questa una bella stangata, e incrementerebbe fortemente gli incassi per lo stato.

Il punto però principale su cui vorrei soffermarmi è sui tanti pregi ed usi che questa pianta ha, sarebbe in grado di cambiare radicalmente diversi settori economici e renderebbe questo pianeta sicuramente più ecosostenibile.

Vediamoli insieme:

RIPULISCE E DISINTOSSICA IL TERRENO

Oggi i terreni sono sempre più inquinati, tra quello che cade dal cielo agli scarichi industriali. La canapa ha un ruolo enorme assorbendo dal terreno metalli pesantiche vengono stoccati nella foglia e nel fusto. Anche in questo caso la pianta non andrebbe buttata ma riutilizzata nell’edilizia o nella produzione di olio industriale. Si potrebbero quindi bonificare i terreni inquinati e allo stesso tempo produrre fonti di materie prime alternative.

PRODUCE CARTA SALVANDO I BOSCHI

Con la canapa si può produrre anche la carta risparmiando le foreste, basta pensare che un ettaro di questa piantagione prodotta in pochi mesiequivale a un ettaro di bosco di quattro anni. Un altro grosso vantaggio della canapa è costituito dalla bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20 % anzichè il 40 %. Attualmente le grandi cartiere utilizzano solo il legname degli alberi. Il processo per ottenere le microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l’uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno. Questa operazione, costosa ed inquinante, non è necessaria con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra, e per quanto riguarda il legno di acidi ne servono meno della metà. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile.

E’ MOLTO MEGLIO DEL COTONE

La pianta di canapa è il doppio più produttiva in fibra tessile del cotone ed ha un impatto ecologico minore. Per avere un kg di fiocchi di cotone occorrono 9 mila e 700 litri d’acqua, mentre per avere un kg di canapa totalmente utilizzabile in ogni sua parte occorrono 2 mila e 200 litri d’acqua. La fibra della canapa è quattro volte più forte di quella del cotone e quindi produce un tessuto più resistente. La canapa non ha bisogno di pesticidi ed erbicidi mentre il cotone ha bisogno di molti agenti chimici tanto da lasciare una terra arida e la falda inquinata. Per questo cerco di indossare solo prodotti realizzati in cotone biologico.

I SEMI E L’OLIO DI CANAPA FANNO BENISSIMO ALLA SALUTE (E SONO BUONI!)

I semi di canapa sono tra i semi più nutriente al mondo. Ha un contenuto diproteine ad alto valore biologico pari al 20/25% (nell’olio arriva al 30/40%), e contiene tutti e 9 gli amminoacidi essenziali. Per il loro valore nutritivo i semi di canapa sono stati proposti come rimedio alla carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo. Contiene omega-6 e omega-3 nel giusto rapporto per l’organismo umano. Inoltre sono presenti vitamine, fitosteroli, caroteni e minerali.
Dalla spremitura a freddo dei semi si può ricavare un olio eccezionale ad uso alimentare e cosmetico che è considerato un vaccino nutrizionale: se utilizzato quotidianamente aiuta ad esempio a rafforzare il sistema immunitario e il sistema cardiovascolare. Dai semi è possibile inoltre ricavare farine per la creazione di prodotti da forno dolci e salati. Anche la birra alla canapa è ottima e chi l’ha provata non dimentica il suo sapore.

EDILIZIA, COMBUSTIBILI, MATERIALI PLASTICI, VERNICI, COSMETICI

Sono tantissimi gli usi della canapa e in questo articolo voglio rendere l’idea di come l’Italia abbia la possibilità di sfruttare la ricchezza del suo terreno e del suo clima per coltivare una pianta che è una vera e propria ricchezza, per l’uomo e per il pianeta. Esistono associazioni in tutta Italia che promuovo la canapa assistendo gli imprenditori e i contadini nella produzione, dalla parte burocratica fino alla distribuzione. Anche il mercato è pronto a ricevere i prodotti della canapa. Esistono già ora centinaia di ditte in tutto il mondo che, usando materie prime provenienti dai paesi che non hanno mai interrotto la coltivazione (come l’Ungheria), fabbricanonumerosi articoli a base di canapa: tessuti e capi d’abbigliamento, olio dei semi e prodotti alimentari che li contengono, saponi, cosmetici, vernici, carta, detersivi, tavole ed altri materiali per l’edilizia, legni compensati, oggetti d’arredamento ecc. Alcune di queste ditte hanno visto il loro fatturato crescere anche del 500 % in un solo anno

MEDICINA

Sicuramente l’aspetto medico è il più delicato, partiamo da quello che riporta Wikipedia riguardo alle possibili indicazioni terapeutiche della canapa:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cannabis

“Gerarchia delle possibili indicazioni terapeutiche
– Effetti stabiliti da studi clinici contro: nausea e vomito, anoressia e cachessia, spasticità, condizioni dolorose (in particolare dolore neurogeno)
– Effetti relativamente ben confermati contro: disordini del movimento, asma e glaucoma
– Effetti meno confermati contro: allergie, infiammazioni, infezioni, epilessia, depressione, disordini bipolari, ansia, dipendenza, sindrome d’astinenza
– Effetti allo stadio di ricerca contro: malattie autoimmuni, cancro, neuroprotezione, febbre, disordini della pressione arteriosa.
Sono anche numerose le testimonianze di coloro che sono riusciti a superare la dipendenza dall’alcol o dalla cocaina grazie all’utilizzo della cannabis, che a differenza delle precedenti sostanze, non porta a una dipendenza fisica confrontabile, ad esempio, con quella generata dalla nicotina.”

Approfondendo ulteriormente, gli effetti più comuni sono:

STIMOLAZIONE DELL’APPETITO

Molti studi sugli animali hanno già dimostrato che il delta-9-THC e gli altri cannabinoidi hanno un effetto stimolante sull’appetito e sull’assunzione di cibo. Si ritiene che il sistema dei cannabinoidi endogeni possa servire come regolatore del comportamento alimentare. Il cannabinoide endogeno anandamide, potenzia notevolmente l’appetito nei topi. Inoltre, i recettori CB1 nell’ipotalamo potrebbero essere coinvolti negli aspetti motivazionali e appaganti del mangiare.

ANTI DOLORIFICO

La comprensione del meccanismo attraverso cui i cannabinoidi inducono l’analgesia (assenza di dolore) è aumentata grazie allo studio dei recettori dei cannabinoidi, gli endocannabinoidi, e degli agonisti e antagonisti sintetici. Il recettore CB1 è presente sia nel sistema nervoso centrale (SNC) che nelle sue terminazioni nervose periferiche. Simile ai recettori degli oppioidi, livelli molto alti del recettore CB1 sono stati trovati nelle sezioni del cervello che regolano il processo nocicettivo. Il recettore CB2, che si trova principalmente nei tessuti periferici, esiste a livelli molto bassi nel sistema nervoso centrale. Con lo sviluppo degli antagonisti dei recettori specifici, sono state ottenute ulteriori informazioni sul ruolo dei recettori cannabinoidi endogeni e sulla gestione del dolore.

Gli effetti contro malattie quali la scleorsi multipla nell’alleviare i dolori e permettere al  malato di vivere una vita “normale” sono ormai assodati

http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/14_settembre_13/sclerosi-multipla-cannabis-conferma-poter-alleviare-sintomi-42b1a946-3b41-11e4-9b9b-3ef80c141cfc.shtml

GLI EFFETTI ANTI TUMORALI

L’aspetto sicuramente più interessante e rivoluzionario è quello legato alla lotta al cancro. Entriamo quindi un po’ più nel tecnico.

Dal National Cancer Institute (sito governativo), si mettono finalmente nero su bianco (ma soprattutto ufficialmente) le grandi caratteristiche di questa pianta. I cannabinoidi sono un gruppo di 21 composti terpenofenoli prodotti unicamente dalla Cannabis sativa e dalla Cannabis indica. Questi composti derivanti dalla pianta possono essere indicati come phytocannabinoidi. Anche se il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è il principale ingrediente psicoattivo, vi sono altri composti noti che hanno attività biologica tipo: il cannabinolo, il cannabidiolo, il cannabicromene, il cannabigerol, il tetrahydrocannabivirin, e il delta-8-THC. Il cannabidiolo, ha la caratteristica di avere una significativa attività analgesica e anti-infiammatoria senza l’effetto psicoattivo (alto) del delta-9-THC.

Uno studio su topi e ratti indica che i cannabinoidi hanno un effetto protettivo contro lo sviluppo di alcuni tipi di tumori. Nel corso di questo studio di 2 anni, i gruppi di topi e di ratti hanno ricevuto varie dosi di THC attraverso una sonda gastrica. Nei topi, venne osservata, una riduzione sull’incidenza dei tumori epatici e sui carcinomi epatocellulari. Una minore incidenza dei tumori benigni (polipi o adenomi) negli altri organi (mammelle, utero, ghiandola pituitaria, testicoli e pancreas) vennero anche osservati nei ratti. In un altro studio, il delta-9-THC, il delta-8-THC, e il cannabinolo si sono dimostrati utili nell’inibire la crescita del carcinoma del polmone di Lewis in vitro ed in vivo. Inoltre, altri tumori sono risultati sensibili agli effetti inibenti di questa pianta. I cannabinoidi possono causare effetti antitumorali attraverso vari meccanismi: inducendo la morte cellulare, interropendo la crescita cellulare, e attraverso l’inibizione dell’angiogenesi tumorale e della metastasi. I cannabinoidi sembrano uccidere le cellule tumorali lasciando intatte quelle sane proteggendole, addirittura, da quelle cancerogene. Questi composti hanno dimostrato di indurre l’apoptosi nei glioblastomi sotto coltura e indurre la regressione degli stessi nei topi e nei ratti. I cannabinoidi proteggono le normali cellule gliali astrogliale e oligodendrogliali dall’ apoptosi mediata dal recettore CB1. In un modello in vivo utilizzando topi con una grave immunodeficienza, vennero generati dei tumori sotto cutanei inoculando gli animali con cellule tumorali (del polmone) umane. La crescita del tumore è stata ridotta del 60% nei topi trattati con il THC rispetto ai topi che componevano il gruppo di controllo. I campioni di tumore hanno rivelato che il THC ha avuto effetti antiangiogenici e antiproliferativi.Inoltre, sia i cannabinoidi di origine vegetale che quelli endogeni sono stati studiati per i loro effetti anti-infiammatori. Uno studio sui topi ha dimostrato che sistema cannabinoide endogeno fornisce una protezione intrinseca contro l’infiammazione del colon. Come risultato, è stata promulgata l’ipotesi che i phytocannabinoidi e gli endocannabinoidi potrebbero essere utili nella lotta al cancro colon/rettale. Un altro studio ha dimostrato che il delta-9-THC è un potente agente antivirale selettivo contro il sarcoma di Kaposi (KSHV). I ricercatori hanno concluso, garantendo un maggior approfondimento sugli studi dei cannabinoidi e degli herpesvirus, poiché essi porteranno allo sviluppo di farmaci che inibiscono la riattivazione di questi virus oncogeni. Successivamente, un altro gruppo di ricercatori ha riportato un aumento nell’efficienza dell’infezione umana KSHV nelle cellule dermiche microvascolari epiteliali in presenza di basse dosi di delta-9-THC.

Fonte: http://www.cancer.gov/about-cancer/treatment/cam/hp/cannabis-pdq

Qui di seguito è riportata una serie di 34 studi sugli effetti distruttivi dei cannabinoidi su diversi tipi di tumori. Molti degli studi sono pubblicati sul sito  della US National Library of Medicine dell’ Istituto Nazionale della Salute US:

http://www.wakingtimes.com/2013/07/27/34-medical-studies-proving-cannabis-cures-cancer/

Anche il National Institute on Drug Abuse, ente governativo US, ha ufficialmente ammesso che gli estratti di cannabis possono uccidere le cellule tumorali

http://www.drugabuse.gov/publications/drugfacts/marijuana-medicine

Recentemente anche tra i media è iniziata “a spargersi la voce” degli effetti benefici contro i tumori della cannabis

http://www.dailymail.co.uk/health/article-3036667/How-cannabis-help-cancer-patients-Drug-kills-cancer-cells-shrinks-brain-tumours-report-reveals.html

http://edition.cnn.com/2015/04/15/health/marijuana-medical-advances/

http://www.bbc.com/news/world-32020114

https://www.rt.com/usa/248581-us-admit-marijuana-cancer/

Vi sono in realtà già tanti casi nel mondo di gente che ha deciso di combattere il cancro con modalità alternative e l’utilizzo dell’olio di canapa è risultato tra i più efficaci e meno invasivi.

Il protocollo più usato è quello di Rick Simpson:

http://phoenixtears.ca/dosage-information/

Probabilmente però il miglior modo per capire gli effetti anti tumorali di questa pianta è sentire direttamente i pazienti che sono guariti. Per questo di seguito riporto alcuni casi specifici a titolo esemplificativo:

http://www.dailymail.co.uk/health/article-2699875/I-cured-cancer-CANNABIS-OIL.html

http://www.dailymail.co.uk/health/article-3043607/Cannabis-oil-cured-bowel-cancer-claims-father-33-given-just-18-months-live.html

Forse quando pensiamo alla legalizzazione della canapa, dovremmo vedere questa pianta più come una medicina naturale, un combustibile ecologico, un tessuto economico e resistente, un cibo sano, piuttosto che come una droga.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *