Reincarnazione – L’antica lotta tra Oriente ed Occidente

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Il tema dell’articolo di oggi si allaccia a quello precedente sulla religione andando ad analizzare un fenomeno esistenziale che ha diviso le religioni occidentali da quelle orientali.

Sia il Buddismo che l’Induismo “prevedono” la reincarnazione, che la vita terrena sia una delle tante che la nostra anima vive, di cui ha esperienza, prima dell’ascensione finale.

In tutto l’occidente con il Cristianesimo, ma anche nel medio oriente con l’Islamismo e l’ebraismo, la reincarnazione non è contemplata, non esiste. Dopo la morte, la vita terrena per l’anima finisce e si sposta definitivamente in Paradiso/Inferno.

In passato gli stessi Platone e Pitagora ne parlano in alcuni loro scritti di chiaro stampo esoterico.

Da sempre le scuole spirituali dell’Oriente postulano che il bambino, nei primi anni della sua vita, conservi ricordi e “condizionamenti” provenienti dall’esistenza precedente.

Studiosi che si sono impegnati in questo senso non mancano, così come non manca la casistica che pare suggerire che la reincarnazione sia molto più di una semplice illusione consolatoria, come credono gli scettici… Il più famoso ricercatore in questo ambito è Ian Stevenson, dell’Università della Virginia, che ha raccolto parecchie centinaia di presunti casi di reincarnazione. In particolare, non sono pochi i casi di bambini che hanno saputo fornire informazioni così dettagliate, da permettere di risalire ad una loro vita precedente. (“Bambini che ricordano altre vite”, di Ian Stevenson, Ed. Mediterranee, 1991)

In qualità di psichiatra, voleva comprendere il perché di certe paure e fobie dei bambini piccoli, di certi talenti innati e inusitati in famiglia; voleva spiegarsi il motivo delle simpatie e antipatie che a volte i piccoli dimostrano fin dalla più tenera età.

Studiando questi aspetti, Stevenson si rese conto che i bambini, oltre a mostrare fobie o attitudini particolari, a volte ricordavano cose che non avrebbero dovuto sapere: parlavano di vicende di vita diverse da quelle attuali e soprattutto di tipi di morte che spiegavano e giustificavano quelle paure e quelle fobie.

In Ian Stevenson, che è di religione protestante, l’interesse per la reincarnazione nacque poco a poco, in quanto gradualmente si rese conto che questa dottrina poteva offrire spiegazioni plausibili a quelle situazioni apparentemente enigmatiche.

Una volta convintosi di questa possibilità, Ian Stevenson cominciò a girare il mondo alla ricerca dei bambini i cui ricordi possono essere rivelatori e, con l’aiuto di collaboratori che gli segnalano i casi, ne ha ormai incontrati e studiati a centinaia, sia nei paesi che credono nella reincarnazione, come l’India, sia in quelli non reincarnazionisti.

Per le sue accuratissime indagini Stevenson ha messo a punto una tecnica quasi poliziesca: parla coi bambini, interroga i familiari, i parenti e i vicini, analizza i ricordi, li mette in relazione con le situazioni reali, fa sopralluoghi nei posti che i piccoli dicono di ricordare, organizza incontri con le persone che i bambini asseriscono di aver conosciuto nella vita precedente.

I riscontri sono spesso straordinari: bambini di pochi anni che riconoscono con esattezza persone che non avevano mai visto, le chiamano per nome, discutono con loro di vicende passate, si muovono con disinvoltura in case e città dove non sono mai stati; a volte, addirittura, mostrano di conoscere lingue che non sono state mai loro insegnate e che non hanno neppure sentito parlare in casa.

Sulla sua casistica il professor Ian Stevenson ha scritto molto: il suo libro più importante, ormai un classico della materia, è “Reincarnazione – venti casi a sostegno”.

Nel libro “Bambini che ricordano altre vite” Stevenson raccoglie alcuni interessanti casi, scegliendoli tra le culture di tutto il mondo. C’è ad esempio la storia dell’indiano Gobal Gupta, che a due anni cominciò a sostenere di essere appartenuto in passato ad una famiglia di una casta più alta dell’attuale, che viveva in una città a 160 chilometri di distanza da quella dei suoi genitori e che uno dei suoi fratelli gli aveva sparato uccidendolo: questi elementi sono stati puntualmente verificati. Oppure c’è il caso della srilankese Shamlinie Prema, che fin da prima che potesse parlare mostrava un totale rifiuto per l’acqua quando le volevano fare il bagno e che piangeva ogni volta che vedeva passare un autobus. Quando cominciò a parlare, la bambina raccontò che una mattina, all’età di undici anni, mentre andava a scuola, la strada era allagata e un autobus passando l’aveva schizzata facendola cadere in una risaia piena di acqua dove sarebbe morta affogata. I suoi genitori trovarono sui giornali locali questa storia esattamente come l’aveva riportata la figlia.

Nel 2007 suscitò scalpore l’incredibile storia di Cameron, il bambino scozzese che a pochi anni ricordava sorprendenti dettagli di una vita precedente.
Cameron Macaulay vive con la madre Norma, separata, e un fratello maggiore a Clydebank, una città industriale vicino a Glasgow, in Scozia. A tre anni ha cominciato ad avere un comportamento strano: parlava sempre di persone che non aveva mai conosciuto e descriveva nei dettagli luoghi nei quali non era mai stato. A volte si spingeva oltre: diceva di essere cresciuto a Barra, un’isola sperduta a nord della Cornovaglia, a 300 chilometri dalla sua città, dove, naturalmente, non era mai stato prima. Ma soprattutto nominava di continuo la sua «vecchia» famiglia, la «mamma e i fratelli di prima» e il vecchio padre di nome Shane Robertson, morto, secondo lui, in un incidente d’auto. Riusciva a descrivere la sua vecchia casa nei dettagli dicendo che era grande, bianca e affacciata su una baia di Barra, dalla quale diceva di sentire il rumore degli aerei che atterravano sulla spiaggia.
Spesso il bimbo si lamentava della sua casa di «adesso», dotata di un solo bagno mentre quella «di allora» ne aveva tre. Anche la sua famiglia attuale non gli andava tanto bene, perché viaggiava troppo poco rispetto a quella «di prima».
Per tre anni la mamma di Cameron e le maestre hanno ritenuto che i suoi racconti fossero frutto di fantasia.
Ma quando Cameron ha compiuto sei anni la situazione è precipitata: piangeva tutti i giorni perché voleva tornare dalla famiglia e dagli amici «di prima». Per risolvere la questione una volta per tutte, Norma pensò di accompagnare suo figlio a Barra, certa che il bambino, una volta giunto sull’isola, avrebbe ammesso di essersi inventato tutto. Intanto la donna aveva saputo che una casa di produzione tv era alla ricerca di storie legate alla reincarnazione e così ha contattato la troupe, ha proposto il caso di suo figlio e insieme con loro ha deciso di girare un filmato sul viaggio a Barra. Al gruppo si è aggiunto anche un medico incuriosito dalla vicenda, Jim Tucker, direttore della clinica di Psichiatria infantile della Virginia University.
Una volta arrivato sull’isola, dopo aver visitato quasi tutte le case del posto, Cameron ha ritrovato la casa bianca, isolata e affacciata su una splendida baia di cui aveva tante volte parlato alla madre. Nei pressi della casa, inoltre, si è diretto a colpo sicuro verso un pertugio nascosto da cespugli: un’entrata segreta che non si sa come potesse conoscere, poiché dall’esterno era totalmente invisibile. Nel frattempo si era anche scoperto che in effetti una famiglia Robertson era esistita veramente su quell’isola e aveva abitato in quella casa, affacciata sulla baia di Cockleshell, proprio come descritto da Cameron. Tuttavia gli ultimi discendenti se n’erano andati da tempo. Ma di fronte d alcune foto della famiglia rintracciate sull’isola, il bambino ha riconosciuto il cane maculato e l’auto nera di cui parlava spesso!

Il più “famoso” caso è quello di Barbro Karlen, “reincarnazione” di Anna Frank

Le indagini di Stevenson ed altri sulla reincarnazione non si fermano qui: esistono infatti altri elementi che mettono in luce aspetti a dir poco inquietanti. Certi bambini infatti nascono avendo sul corpo segni inspiegabili, ovvero cicatrici lasciate da ferite mai ricevute o anomalie fisiche di cui i medici non riescono a individuare l’origine.

E appena cominciano a parlare, questi bambini dicono di essere morti di una morte violenta che giustifica e spiega quelle cicatrici.
C’è per esempio “Jacinta Agbo”, una bambina nigeriana, che alla nascita (1980) presentava sulla nuca una strana, lunghissima cicatrice. Quando fu in grado di parlare, Jacinta descrisse una situazione che spiegava quella ferita: parlò di un uomo di nome “Nsude” che durante una lite era stato pesantemente ferito alla testa. Portato all’ospedale di Enugu, era stato operato e il chirurgo gli aveva praticato una lunga incisione sulla nuca. In seguito tuttavia l’uomo era morto. I fatti erano avvenuti nel 1970 e Stevenson ebbe modo di controllarli e di verificarne l’autenticità.

Un altro caso incredibile è quello di “Ma Htwe Win”, una bambina nata a Burma nel 1973. La piccola presentava fin dalla nascita strani segni e anomalie agli arti inferiori, che sembravano riconducibili ad anelli di costrizione alle gambe. Quando sua madre era incinta, sognò un uomo che si trascinava sulle ginocchia, che la seguiva e le si avvicinava sempre più. Quando la piccola fu in grado di parlare, rievocò la morte terribile di un uomo di nome “Nga Than”, che era stato brutalmente assassinato dalla moglie e dal suo amante, e poi legato con delle corde per poter essere meglio occultato. Il corpo fu in seguito a queste informazioni ritrovato e l’omicidio scoperto. E i segni che la bambina portava sul corpo, corrispondevano esattamente alle legature traumatiche a cui quell’uomo era stato

Stevenson non è l’unico psichiatra ovviamente a trattare la materia, Jim B. Tucker, psichiatra, è autore di Life Before Life: A Scientific Investigation of Children’s Memories of Previous Lives: il saggio è una sintesi di oltre 40 anni di ricerche sui bambini e i loro ricordi di vite precedenti condotti all’università della Virginia, presso il dipartimento dei “Personality Studies”. http://www.wie.org/bios/jim-tucker.asp

Altri psichiatri, ipnotisti si sono imbattuti in casi legati alla reincarnazione arrivando al tema da un angolo diverso.

L’Ipnosi Regressiva è una tecnica in cui il paziente, ipnotizzato e poi stimolato con domande specifiche, è in grado di ricordare minuziosamente situazioni passate, spesso grossi traumi infantili. Tale tecnica si sviluppa sull’idea di scavare nei ricordi del paziente, scovare il trauma che ha generato il problema attuale e farglielo ripercorrere cosicchè venga assorbito e superato.

Brian Weiss, il più famoso psichiatra a riguardo, che oggi svolge seminari sull’ipnosi regressiva in giro per il mondo, all’inizio della sua carriera si imbattè per caso nella reincarnazione.
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Brian_Weiss

In stato di ipnosi un soggetto non è “scientificamente” in grado di mentire e ha accesso al suo subconscio, cosa che in stato “vigile” non è possibile direttamente. La meditazione è un’altra tecnica per portarsi ad un livello cerebrale simile.

Svolgendo pratiche di ipnosi regressiva si rese conto che i pazienti non ricordavano solo eventi di “questa” vita, ma anche della precedente. Anche Weis era cristiano e fece molta fatica all’inizio a credere a quanto aveva sotto gli occhi, ma le evidenze costanti del suo lavoro quotidiano lo hanno portato oggi ad essere un front-man sul tema della reincarnazione.

Il tema particolarmente interessante dei casi di Weiss, ed uguale ai casi di Stevenson, era che anche qui il “problema” del paziente dipendeva da traumi subiti in una vita precedente. Il paziente poi, ripercorrendoli, li superava come nei casi in cui dipendevano da traumi della stessa vita.

L’anima anche durante la vita terrena, in alcuni casi e modi specifici, è in grado di uscire dal corpo. Le cosiddette OBE(Out of the body experience) ne sono un esempio e sono abituali ed indotte.

L’anima è stata pesata, 21 grammi, il peso di n corpo è stato pesato appena prima della morte ed appena dopo.

L’anima è stata fotografata

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L’immagine pubblicata dal noto scienziato Korotkov, direttore dell’istituto di fisica di San Pietroburgo, è stata scattata grazie al metodo di visualizzazione a scarica di gas: si tratta di una tecnica avanzata Kirlian, ovvero un effetto ottico che si contraddistingue per la presenza di un alone luminoso intorno a ciò che viene fotografato. Se sia vero o meno che il dottor Korotkov sia riuscito a scattare la foto all’anima, lo potete verificare voi stessi: nella parte sinistra dell’immagine, si vede chiaramente un colore blu, mentre nella seconda pian piano scompare.

Forse noi non ricordiamo perché l’anima, come diceva Platone, prima di incarnarsi passa attraverso il Lete, ovvero il fiume dell’oblio. Per alcuni individui ricordare sarebbe troppo traumatico. Meglio rinascere senza ricordi, liberi e senza condizionamenti. Inoltre va anche considerata l’azione dei condizionamenti culturali a cui tutti noi veniamo sottoposti, a partire dalla più piccola età. In sostanza cancelliamo i nostri ricordi a causa di questi condizionamenti. L’ipnosi regressiva (di cui molti tuttavia mettono in discussione l’efficacia, poiché non sicura riguardo a dove vengono attinte le informazioni: dal proprio inconscio o da quello altrui?) risulta una tecnica in grado di rimuovere, o forse, semplicemente di “navigare” il fiume Lete senza affondare, e non sono rari i casi in cui questo avviene, anche e soprattutto con i bambini.

La reincarnazione mette a dura prova storiche credenze occidentali, ne mina le basi religiose, ma attraverso il suo aspetto karmico può spiegare le vittime di atrocità e catastrofi in quanto esperienze di vita terrene utili ad un anima al fine di migliorasi. Inoltre permette di vivere una vita armoniosa, di miglioramento interiore, senza paura della morte e dell’inferno.

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